Esperienza 11:
la "storia di adozione di Stefano e Mariella "


(ultimo aggiornamento di questa pagina: 26/02/07 )


Indice
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A Divya con amore

Marco Mariella Stefano

Scrivo queste poche parole perché il ricordo del nostro incontro sia sempre vivo nei nostri cuori.
Un giorno d’agosto dell’anno 1998, iniziò la nostra storia.
Io e la mamma ci presentammo al tribunale dei minori per iniziare le pratiche di adozione, di un bimbo o di una bimba, italiana o straniera non aveva per noi nessuna importanza.
Avevamo il desiderio di sentirci chiamare ancora una volta MAMMA e PAPA’ e volevamo per il nostro bimbo Marco il conforto di una sorellina o di un fratellino, perché potessero da grandi, aiutarsi vicendevolmente nel cammino della vita.
Si era da poco conclusa una storia molto triste ed eravamo veramente molto provati.
Io e la mamma ci siamo stretti forte forte, cercando rifugio e conforto l’uno con l’altra.
A volte, senza nessun motivo apparente, scoppiavamo in un pianto fortissimo, a turno ci scambiavamo la parte del più forte per consolare ed aiutare l’altro in difficoltà.
Iniziò dunque il nostro iter burocratico.
Visite mediche, esami del sangue, incontri con psicologi ed assistenti sociali.
Abbiamo ripercorso più volte la nostra vita, raccontandola, rivivendola, riprovando le gioie ed il dolore di quei momenti.
Qualcuno, nel frattempo, prendeva appunti, ci studiava, ci valutava, ci scrutava dentro ed a noi rimaneva sempre il dubbio di essere le persone giuste per quel bimbo o quella bimba che un giorno sarebbe stata con noi.
Passò così circa un anno e mezzo.
Non osavamo ancora credere al nostro sogno ed evitavamo di parlarne troppo spesso per non accrescere la nostra ansia, nel nostro intimo però non riuscivamo a pensare ad altro.
Sei stata amata, piccola Divya, fin da quando eri solo un pensiero.
Oggi, mentre ti scrivo queste parole è tutto diverso, ti sento giocare di là con la mamma e sono convinto che tu sia sempre stata con noi, ma se chiudo gli occhi e ripercorro quei momenti rivivo tutta l’ansia che noi abbiamo provato.
Passarono i giorni e le pratiche burocratiche erano finite ma dal tribunale non arrivava il “decreto di idoneità”, quel documento indispensabile per iniziare il percorso di adozione vero e proprio.
Provai a sollecitare, anche contro il parere della mamma che non vuole mai creare disturbo e così scoprii che il decreto era pronto.
Corremmo in tribunale, ecco il documento!!!
Scoprimmo che dai giudici ci venne imposto un limite di età, tu non dovrai avere più di tre anni.
Chissà poi perché, noi non lo avevamo chiesto.
Avremmo potuto presentare ricorso, con tanto di carta bollata, ma rischiavamo di veder vanificato tutto il nostro lavoro e di allungare ulteriormente i tempi.
Va bene così, si parte!
Nel frattempo conoscemmo un gruppo di genitori che avendo già vissuto l’esperienza dell’adozione avevano deciso di aiutare chi era ancora in cammino, fu un esperienza importantissima.
Un grazie di cuore a tutto il gruppo.
Va bene si parte dicevo ma dove, come, con chi entrare in contatto?
Qualche contatto arrivò dal gruppo, un referente in Russia, uno in Polonia, forse in Brasile...
Qualche contatto lo prendemmo noi con le associazioni che operano con le adozioni.
La domanda era sempre la stessa : Avete il decreto??
Finalmente potevamo rispondere: “SI!!”
Eravamo pronti per iniziare i primi contatti quando fummo di nuovo fermati, questa volta dalla legge Italiana che impose che le adozioni fossero gestite solo dalle Associazioni iscritte all’albo e che queste fossero, a loro volta, riconosciute da una commissione che si sarebbe insediata a Roma.
La nuova legge stabilì che il decreto di idoneità dovesse essere rilasciato entro 6 mesi, noi ci mettemmo 1 anno e mezzo.
Tutto e tutti erano fermi, nessuno poté più operare, furono necessari più di sei mesi prima che l’albo degli enti riconosciuti fosse pubblicato.
Trascorsero così sei mesi senza che nulla accadesse.
Finalmente, verso metà novembre dell’anno 2000, venne pubblicato l’albo, finalmente si poté ripartire.
Noi scegliamo un’associazione di Udine, questa associazione operava con l’India.
Il primo passo fu un incontro con le altre coppie e lo psicologo che si svolse ad Udine.
Il sabato insieme ad altre coppie e la domenica mattina noi da soli con lo psicologo.
Ripercorremmo ancora una volta la nostra vita con il Dott. Caccia, che si dimostrò una persona dolcissima e ci rese questo percorso il meno doloroso possibile.
Ora il passo successivo fu quello di attendere l’abbinamento con un bimbo o con una bimba.
Eravamo a Gennaio del 2001.
Conoscemmo il nostro referente per il Piemonte che in seguito ci aiutò moltissimo con i suoi consigli ed un’altra coppia che aveva già adottato un bimbo indiano.
Verso la fine di Gennaio ricevetti una telefonata dalla associazione, la Sig.ra Daniela mi disse di avere una possibilità per noi ma che l’età della bambina superava, anche se di poco, quella che ci era stata imposta dal tribunale.
La mia risposta fu senza riserve e spiegai che sarei stato disposto a tutto pur ottenere l’estensione del decreto da parte del tribunale.
Avrei disturbato il Presidente della Repubblica, il Papa, gli organi di stampa, mi sarei legato alla Mole Antoneliana…..
Qualcuno avrebbe dovuto spiegarci ed essere molto convincente, del perché un tribunale e dei giudici che noi non avevamo mai conosciuto, stabilirono un limite di età per l’adozione a tre anni e che dopo un’ attesa così lunga pochi mesi di differenza di età potessero costituire un problema.
Dopo questa telefonata però non accadde più nulla.
Il 5 marzo del 2001 fummo convocati ad Udine per firmare il mandato all’Associazione.
Approfittammo dell’occasione e con Marco ci concedemmo una domenica in gita a Venezia .
A Marco fino ad allora non avevamo detto nulla, per non creargli delle ansie inutili.
Il lunedì 5 marzo ci presentammo in Associazione e firmammo i moduli necessari, poco prima di andar via, ormai convinti che lo scopo dell’incontro fosse raggiunto, la Sig.ra Daniela ci chiese di fermarci.
La Sig.ra Daniela ci disse che aveva una possibilità per noi, una bimba che però aveva qualche mese in più rispetto al limite imposto dal tribunale
Io ribadii la nostra posizione al riguardo e ti garantisco, Divya, che se fosse stato necessario lo avremmo fatto!!!!
Daniela ci disse di sentire il tribunale e successivamente di comunicarle le notizie.
Mentre rientravamo a casa un po’ commossi, un po’ storditi ci venne in mente che in borsa avevamo dei telefoni portatili e che con quelli avremmo potuto contattare subito il tribunale e sentire il loro parere.
Mentre io guidavo Mariella telefonò, ma la persona era fuori ufficio, provammo e riprovammo a lungo.
Decidemmo di fermarci ad un autogrill anche perché era passata da un pezzo l’ora di pranzo e Marco aveva sopportato anche troppo.
Mentre Marco iniziò a mangiare, finalmente entrammo in contatto con il tribunale di Torino e la persona dall’altro capo del telefono ci disse, pur non avendo delle certezze, che la domanda secondo lui era ammissibile.
Telefonammo immediatamente in Associazione e la Daniela ci disse di tornare indietro che avremmo potuto firmare l’abbinamento.
Povero Marco, quel piatto di pasta doveva essere finito entro 2 minuti, i nostri erano solo proforma.
Uscimmo al primo casello, invertimmo la marcia e tornammo indietro.
L’emozione, la gioia, l’ansia erano stati un misto di sentimenti che si sono alternati nei nostri cuori.
Arrivati in associazione, lì ti conoscemmo Divya, attraverso una foto.
Quella foto che da allora fino al nostro incontro è stata l’unica cosa che avevamo di te.
Tutti i giorni l’abbiamo guardata ed accarezzata sperando che un nostro pensiero ti giungesse.
A te Marco abbiamo detto che quella bimba si chiama Divya e se ti sarebbe piaciuto se fosse venuta a vivere con noi e tu senza riserve, con quel grande cuore che hai, ci dissi subito SIIIIIII!
Iniziammo nuovamente le carte ed i documenti, quelli per chiedere ai giudici di valutare che ti volevamo bene e che anche se avevi quattro mesi in più dell’età che loro stessi avevano imposto, questo non era importante.
Servirono anche tutta una serie di documenti, necessari per istituire la pratica in India.
Trascorse un mese prima che il tribunale ci concedesse l’estensione.
Arrivammo così ad Aprile e tornammo ad Udine per firmare tutte le carte necessarie.
Adesso, sembra incredibile, iniziò la parte più difficile, l’attesa.
Non avevamo più nulla da fare, dovevamo solo attendere, lasciare che il tempo passasse.
Dobbiamo anche tener conto che nel periodo giugno luglio il tribunale indiano era chiuso per i monsoni e questo ritarderà ancora l’iter burocratico.
Aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e le ferie estive, settembre.
Preparammo un album con le nostre foto che ti sarà inviato ed attraverso quello potrai conoscerci.
Non sapevamo quando ti sarà consegnato, non sapevamo quali saranno le tue reazioni.
In quei mesi iniziammo a preparare la tua cameretta, prima la dipingemmo poi iniziammo ad arredarla, questo ci aiutò a rendere l’attesa più sopportabile.
Quante volte prima di uscire al mattino guardai il tuo lettino ed immaginai di vederti tutta avvolta nelle coperte
Finalmente arrivò ottobre e la tanto attesa telefonata che ci informò che le pratiche erano a posto e che verso fine mese si sarebbe potuto partire.
Ancora giorni, poi ore soltanto, finalmente la data della partenza.
In quel periodo il mondo intero visse dei giorni terribili, l’11 settembre 4 aerei dirottati si abbatterono sulle torri di NEW-YORK e sul Pentagono, migliaia furono i morti.
Ad ottobre iniziò la rappresaglia Americana, l’Afganistan venne attaccato.
Per noi, in questo viaggio verso di te ci fu qualche ansia in più, ma non potevamo certo fermarci.
Tornammo ad Udine, un incontro con le altre coppie che dovevano partire e gli ultimi accordi.
L’appuntamento con tutti era a Francoforte il 20 ottobre 2001 alle ore 13.45, poi tutti insieme per andare in India.
Ci sembrò incredibile!!
Arrivammo così in India, ora dovevamo attendere che arrivasse il lunedì  e le ore 8.
Lunedì ti conosceremo, mille sono le domande che avevamo in testa; come sarà il nostro incontro, come sarà averti tra le nostre braccia, ti sentirai al sicuro, vorrai venire con noi ?
Noi ed un'altra coppia verremo nel tuo istituto, mentre il resto del gruppo andrà in altro istituto
Abbiamo avuto la fortuna di avere un interprete che ci aiuterà con la lingua.
Il tanto atteso momento arrivò e dopo una notte agitata, per il caldo e per l’ansia, partimmo con i nostri taxi verso di te.
Entrammo e ci fecero accomodare in una saletta, noi pensammo che prima ci sarebbe stato l’incontro con la direttrice e solo dopo l’incontro con te.
All’improvviso però, una apparve una bimba che corse verso di me mi abbracciò, l’interprete le chiese come si chiamasse e la bimba rispose “ANKITA”, era la bimba dell’altra coppia e così lei corse tra le braccia del suo papà e della sua mamma.
Poi arrivasti tu mi abbracciasti e ti sedesti sulle mie gambe e mi guardasti con i tuoi occhi neri, era talmente forte l’emozione del momento che rimasi completamente bloccato!
Ci guardammo a lungo e quegli occhi neri entrarono dentro me in profondità.
Ti alzasti e andasti tra le braccia della mamma e a lei ti affidasti completamente, la mamma era così frastornata e confusa che non riuscì nemmeno a piangere.
Questo avverrà solo dopo.
Marco ci aiutò a superare l’imbarazzo di quel momento e nel modo più semplice, quello dei bimbi, con il gioco.
Con alcuni palloncini ha iniziato a giocare e pian piano la tensione si sciolse.
Caddero così tutti i nostri dubbi, poiché avevamo lungamente pensato se fosse giusto portare Marco con noi in un viaggio così lungo ed in un paese così diverso dal nostro, ora avevamo  la certezza di avere fatto la cosa giusta.
D’un tratto entrarono anche gli altri bimbi, quello fu il momento più doloroso.
Quei grandi occhi che ci guardarono e a cui non seppi rispondere sul perché a loro non era concesso di andar via con una mamma ed un papà.
Una bimba, particolarmente vivace, ci venne in braccio più volte e noi per non crearle delle illusioni dovemmo fingere di essere distaccati, non ci è rimasto che un dolore immenso.
Arrivò la direttrice che ci raccontò la vostra storia e poi ci invitò ad andare in ambasciata per richiedere i visti, con grande sorpresa ci disse che potevamo portarvi con noi.
Trascorremmo così insieme la nostra prima giornata.
Non sapevamo ancora quando sareste state con noi definitivamente, tutto dipendeva dalla direttrice.
Dall’associazione, prima di partire eravamo stati invitati a non insistere per avervi con noi ma di lasciare che questo lo decidesse solo la direttrice.
Non riuscivamo a pensare ad un nuovo distacco, cercammo però di vivere il presente, ora eri qui tra le nostre braccia.
Ritornammo in ambasciata nel pomeriggio, ritirammo i visti e quindi ritornammo in istituto.
La direttrice ci raccontò per quanto fu possibile quello che sapeva di voi ed alla fine ci chiese quando avremmo voluto  prendervi con noi.
Subito, adesso e se possibile anche prima di subito fu la risposta che salì dritta dal cuore.
Felici e provati da queste emozioni tornammo tutti in albergo.
Quando però arrivò l’ora di dividervi per andare nelle nostre camere ci rendemmo conto del legame profondo che ti legava alla tua amica Ankita; quello per te fu un momento difficile.
Eravamo però nello stesso albergo e quindi in qualche modo i ripetuti incontri ti aiutarono.
Noi pensavamo già al distacco di quando saremmo arrivati in Italia ed al destino che vi porterà lontane, una a Torino e l’altra a Gorizia.
Nacque spontaneo l’impegno di non dividervi e di cercare di farvi incontrare quando le circostanze l’avrebbero permesso.
Giunse la sera e tutto era sereno ed arrivò l’ora di andare a dormire.
Eravamo nella nostra camera ma ad un certo momento pensasti ad Ankita ed avresti voluto andare da lei, ma non era più possibile ed al nostro rifiuto iniziò un tuo pianto dirotto.
Un pianto sincero, profondo coinvolgente.
Noi non sapevamo cosa fare, non sapevamo come comunicarti che ti volevamo bene, non sapevamo come tranquillizzarti.
Abbassammo le luci della stanza ed il tuo pianto si trasformò in un lamento e poi sfinita ti addormentasti.
Marco sottovoce ci disse: “Divya piange, perché ?”
Ci stringemmo tutti in un forte abbraccio e nella speranza di operare per il tuo bene ci addormentammo.
La giornata successiva trascorse serena e di ora in ora ti tranquillizzavi e ti aprivi verso noi.
Insieme all’altra coppia, ad Ankita ed all’interprete visitammo la città, le ore trascorsero piacevoli e veloci.
Arrivò la sera e dopo avere mangiato ci feci capire che avevi sonno e che volevi andare a dormire.
Salutammo l’altra coppia ed Ankita e ci dirigemmo verso la nostra stanza.
Non ci sembrava vero.
Arrivati nel corridoio tu e la mamma proseguiste verso la stanza, io e Marco ci fermammo a parlare con le altre persone del gruppo, per farci raccontare le loro esperienze.
Dopo pochi minuti ti vidi tornare indietro, ho subito pensato che volessi andare da Ankita, invece no, hai preso per mano me e Marco e insieme ci dirigemmo verso la nostra camera.
Dovetti trattenermi per non lasciarmi andare ad un meraviglioso pianto di gioia.
Giocasti ancora un po’ e poi serenamente ti addormentasti.
Marco dal suo lettino, dopo che il silenzio ci avvolse, sottovoce ci disse: “Divya non piange più”
I giorni in India trascorsero sereni così come il viaggio di ritorno, pian piano con il trascorrere del tempo ti aprivi sempre di più.
Questo racconto è ormai alla fine e lo dedichiamo a te con tutto il nostro amore, tienilo sempre con te ti aiuterà nei momenti difficili.
Questo racconto è all’inizio, l’inizio del nostro cammino, percorreremo un tratto di strada insieme, stringiamoci tutti forte forte, la nostra famiglia è finalmente unita.

Voglio solo aggiungere a questo racconto come è stato l’arrivo a Torino.
L’aereo da Francoforte partì in ritardo poiché a Torino c’era la nebbia, cercammo così di trascorrere quelle ore giocando con le scale mobili .
Era  bello andare su e giù per le scale o farsi trasportare dai tappeti mobili.
Finalmente arrivammo a Torino e dopo pochi minuti eravamo al ritiro dei bagagli.
Io andai alla Polizia di frontiera per le solite pratiche burocratiche, i soliti documenti e le carte bollate, ad un certo punto sentii Mariella che cercava  Marco con affanno.
Effettivamente Marco non si trovava più.
Marco, continuando il gioco di Francoforte sulle scale mobili era salito sul tappeto mobile dei bagagli, ora cercava di uscire dal vano bagagli.
Non abbiamo potuto far altro che ridere.
Il nostro amico Salvatore che ci era venuto a prendere nel frattempo, ci aspettava in sala d’attesa, devo premettere che era molto emozionato.
Terminate le pratiche burocratiche, recuperato Marco dal vano bagagli ed i bagagli ci dirigemmo verso la macchina.
Arrivati al parcheggio Salvatore affermò che la macchina non c’era più!!
Effettuammo alcuni giri ma la macchina non si trovava.
“E’ stata rubata” disse lui.
“Non è possibile “ sei sicuro di averla parcheggiata qui?” dissi io.
Eravamo troppo stravolti dal viaggio e decidemmo di occuparci successivamente della macchina.
Telefonai a mio fratello spiegando l’accaduto e pregandolo di venirci a prendere.
Il nostro amico iniziò le pratiche per la denuncia.
Dopo pochi minuti arrivò l’intuizione, poi la ricerca infine il ritrovamento.
La macchina era stata posteggiata nel parcheggio delle partenze e non in quello degli arrivi.
Bloccato mio fratello che nel frattempo era quasi arrivato all’aeroporto, ci dirigemmo finalmente verso casa
Alle ore 13 eravamo finalmente a casa!!!!

A te Divya

Mamma, Papà e Marco


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