Esperienza 8:
la "storia di adozione di Dado e Patty"


(ultimo aggiornamento di questa pagina: 4/04/03 )

Ho chiesto via e-mail a Daniele se potevo pubblicare la sua esperienza in questa sezione del sito, benché fosse già presente on line (con foto del Vietnam), nel suo sito http://utenti.lycos.it/mattiaanh/index.html. La sua risposta è stata immediata e calorosa: "Caro Enzo con immenso piacere! Anche se sul quel sito, in quelle parole scritte c'è solo la parte finale della nostra esperienza, la piu' bella ...
Spero di essere di aiuto a chi preso dallo sconforto pensa di non farcela!
"


Grazie Dado.


Indice
Se desideri leggere più tranquillamente off-line questa "storia di adozione", ti consigliamo di stamparla!




... l'incontro


Sono le nove del mattino di domenica 27 gennaio 2002, sono in bagno, davanti allo specchio, mi guardo, e dico “Finalmente è arrivato il nostro momento!
Già ... qualche giorno prima il NAAA ci avverte che è fissata la data della nostra partenza. Per molti mesi abbiamo aspettato quel giorno ... più volte ho immaginato come mi sarei sentito. Ero nervoso, molto nervoso, ma nello stesso tempo euforico e pronto a vivere l’avventura che ci attende ...
Le valigie sono pronte, chiuse a fatica, chiedendoci se ogni indumento infilato sarebbe stato veramente necessario, pesate ed etichettate, siamo fuori di qualche chilo, ma ... speriamo che passino il controllo!
Pranziamo dai miei genitori, siamo tutti molto agitati, a tavola immaginiamo quello che ci aspetta, cercando di sdrammatizzare le nostre ansie ... poi finalmente si parte per l’aeroporto!
Appena arrivati saluto mio padre (non mi piacciono gli addii) che capisce e torna subito a casa. Nella hall dell'aereoporto troviamo i nostri compagni di viaggio e, dopo vari baci ed abbracci, facciamo il chek-in. Menomale! Le valige passano inosservate e mi tranquillizzo un po’. Nel frattempo arrivano molti amici a salutarci e Patty scoppia in un pianto liberatorio ... chi la rincuora, chi la prende in giro ...
E’ ora ... si parte! Passiamo la dogana, un brivido mi corre lungo la schiena. Nello stesso tempo mi passa l’agitazione. Ok ... siamo in ballo ... balliamo!
In un attimo siamo a Parigi, dove incontriamo le altre tre coppie, nostre compagne d’avventura, si scambia qualche parola, si nota che la tensione è alta per tutti!
Alle 20:00 saliamo sul Boeing 747 che ci porterà ad Hanoi, passiamo gli ultimi controlli dei bagagli a mano e finalmente siamo seduti al nostro posto.
Guardo fuori del finestrino, una leggera pioggerella saluta la partenza per l’avventura della nostra vita!
Patty, mia moglie, è un po’ agitata per il decollo, ma vista la mole dell’aereo, non se ne accorge neanche ...
In volo il tempo sembra passare in fretta, si cena, si guarda la tv, si ascolta la musica, ma non si parla, entrambi pensiamo a quello che ci attende, tra qualche paura e la voglia di abbracciare il nostro piccolo Mattia.
Guardo nuovamente fuori del finestrino, siamo sopra il deserto dell’Arabia Saudita, la sabbia illuminata dalla luna sembra neve ... indescrivibile la bellezza della terra vista da lassù!
Dopo qualche ora di sonno arriviamo a Bangkok, scalo tecnico, siamo tutti abbastanza provati dal lungo volo (10 ore) e subito veniamo assaliti da un’ondata di calore tropicale che ci toglie le ultime forze rimaste.
Un giro veloce nell’aeroporto, una rinfrescata e siamo di nuovo in volo per la meta finale.
Siamo sopra al Vietnam, cerco di vedere la terra di mio figlio, ma una coltre grigia la copre completamente, quasi volesse nascondersi alla mia vista per mostrarsi in tutta la sua bellezza al momento giusto.
Finalmente atterriamo, siamo ad Hanoi, in Vietnam!!!
La prima accoglienza non è delle migliori, il burbero agente doganale scruta nei minimi particolari i nostri documenti e nonostante un mio sorriso amichevole, solo con un gesto della mano ci fa passare.
Fuori dell’aeroporto ci attendono due pulmini guidati da giovani ragazzi del Claudia Hotel, con fatica caricano i nostri pesantissimi bagagli, invitandoci poi a salire a bordo.
Il primo impatto con la campagna vietnamita è come me lo aspettavo, il verde vivo delle risaie si scontra con il cielo grigio, donne ricurve nascoste sotto i tipici cappelli a cono raccolgo il riso, carri trainati da buoi, persone a piedi dal viso stanco e segnato tornano a casa dopo una giornata faticosa passata nella capitale in cerca di un futuro migliore. Arriviamo ad Hanoi dopo mezz’ora e lì rimango stupito dal formicare di migliaia di motorini e biciclette ... incredibile, me lo avevano raccontato centinaia di volte, ma la realtà va ben oltre ogni mia immaginazione!!!!
Nella via più centrale del centro della città c’è l’Hotel e Miss Twin (mamma Claudia) accoglie il nostro arrivo con un abbraccio talmente caloroso che da quel momento mi passano tutte le paure e le ansie, mi sento quasi a casa!
I ragazzi portano su i bagagli e mentre io porgo i nostri documenti a mamma Claudia, lei mi avverte che l’indomani, alle otto, Bobo ci avrebbe portato a prendere Mattia!
Durante la cena qualcuno mi da consigli, qualcun altro cerca di prepararmi alle forti emozioni, ma io sono presente solo in parte, la mia mente percorre le ormai poche centinaia di chilometri e le poche ore che mi dividono dal mio bimbo ...
La notte passa ... non abbiamo dormito molto ... prepariamo le ultime cose, io la telecamera e la macchina fotografica, Patty la borsa con la roba per il nostro piccolo e i regali per l’istituto.
Ci abbracciamo forte, guardo l’orologio .. è ora ... scendiamo che arriva Bobo! Non ricordo neanche se abbiamo fatto colazione!
Mentre aspetto il nostro accompagnatore, dò la prima occhiata fuori dalla porta dell’albergo, l’Hang Dao street, pian piano si risveglia, vedo alcune donne con pesi sovraumani, formati da grossi cesti portati in bilico su di una spalla, uniti da un grosso pezzo di bambù, molto elastico, avviarsi al mercato con cadenza ritmica per attutire il grande peso. Qualcuno fa colazione, in pigiama, davanti al suo negozietto ancora chius ... che strano mondo ... così diverso dal mio che mi fa quasi paura varcare quella porta!

In quel momento arriva Bobo. Gli stringo la mano e lui ci invita a salire sul pulmino, aspettiamo ancora l’arrivo di un’Assistente Sociale di Hanoi e dopo circa un’ora d’attesa finalmente partiamo, tra le grida e gli applausi delle altre coppie che nel frattempo si erano alzate e si accingevano ad avere il primo approccio con quella incredibile città.
Noi, invece, ne usciamo e imbocchiamo un’autostrada, però ... non pensavo ne esistessero in Vietnam e Bobo ci spiega che era appena finita e se fossimo andati a Than Hoa solo l’anno prima ci avremmo messo cinque ore!
Siamo in viaggio da ormai un’ora, tutti dormono, Bobo, l’Assistente Sociale, Patty. Come fa a dormire?! Stiamo andando a prendere Mattia!
Io guardo ammirato il paesaggio, risaie, palafitte, vietnamiti al lavoro, mai da soli, sempre in gruppo, autobus stracolmi di persone e cose, fiumi di motorini e biciclette. Cerco di carpire ogni informazione per descrivere, un domani, a Mattia, la sua terra.
L’autostrada finisce ed imbocchiamo una specie di statale: qui scopro le doti del nostro autista, fa sorpassi da noi impensabili, evita biciclette e motorini con la destrezza di un pilota, se solo provasse a guidare una Formula Uno, sarebbero dolori per Schumacher!
Entriamo in una cittadina, capisco che siamo a Than Hoa, siamo vicini ... I motorini fanno sempre da cornice al nostro passaggio, alcuni bimbi lungo la strada invitano il pulmino a fermarsi nel loro locale, con maestosi movimenti delle braccia e grossi sorrisi, ed io colgo il loro segnale come un saluto di benvenuto. Ci sono decine di bancarelle che vendono ogni cosa, chi carne, chi verdura, chi bellissimi ananas e tutti notano il nostro mezzo come l’apparizione di un disco volante.
Ad un certo punto imbocchiamo una strada sterrata, bordata da bellissime palme e poco dopo svoltiamo a sinistra e ci fermiamo davanti ad un cancello verde.
Bobo scende, apre il cancello ed il mio cuore comincia a battere a mille, quel cancello sembra non terminare mai la sua corsa, l’autista impaziente gioca con l’acceleratore, pare rincorrere i battiti del mio cuore! Entriamo, e subito veniamo letteralmente accerchiati da decine di bimbi che saltano e gridano di gioia nel vederci lì.
A stento riusciamo a scendere e subito i bimbi più grandi cercano di sbirciare nelle borse che abbiamo, sapendo benissimo che sono per loro, arriva la Direttrice che ci accoglie stringendoci le mani inchinandosi, quasi per ringraziarci di essere lì, non sapendo che invece siamo noi a dover ringraziare lei!
Un bimbo di circa quattro anni prende Patty per mano e insieme a tutto il resto del gruppo ci accompagna davanti ad una casetta, senza porta ne finestre, dentro noto qualche lettino ed una culla in paglia, tutto molto semplice, ma sufficiente per quei piccoli sfortunati, non facciamo in tempo ad entrare che una ragazza porge a mia moglie un piccolo bimbo, lei lo prende in braccio ed incredula chiede: “Ma ... è lui?”. La Direttrice annuisce con la testa, intuendo nello stupore di mia moglie la domanda, io non capisco più niente, non riesco a muovermi, ho pochi ricordi di quell’attimo, troppo forti emotivamente, ricordo solo un ciuffo ribelle di capelli e due occhietti spalancati tra le braccia di Patty. I bimbi continuano a saltarci intorno, Mattia guarda quel volto, incredulo, come per chiedersi come mai quella persona che lo tiene in braccio non ha gli occhi a mandorla e un sorriso così diverso da quelli cui era abituato, notiamo subito il suo respiro difficoltoso, dovuto ad una bronchite mal curata,... ma è cicciotto e pulitissimo!
Diamo al personale gli abiti per prepararlo alla cerimonia, e Mattia si allontana per l’ultima volta da noi.
Dò uno sguardo in giro, l’istituto è povero, semplice, ma dignitoso. Bimbe più grandi fanno il bucato, altre stendono, ci sono tutto intorno a me casette basse, tutte senza infissi. Dai vari usci sguardi increduli ci scrutano e ammirano come fossimo star del cinema. Noto anche qualche bimbo più grande guardarmi con invidia e con tante domande sul volto a cui io non so rispondere e sfuggo a quegli occhi come colpevole della sua sofferenza.
Veniamo accompagnati in una sala con un grosso tavolo al centro, coperto da una tovaglia di velluto rosso, posiamo i nostri doni e Bobo mostra alcuni documenti alla Direttrice, alcuni bimbi continuano a curiosare nelle borse ed allora io e Patty diamo loro i pennarelli che avevamo portato. Si allontanano felicissimi, chiamando a gran voce chi invece non si era ancora accorto della nostra presenza o timoroso aveva fatto finta di non notarla. In un attimo arrivano flotte di bimbi ... mi sembra di essere Babbo Natale, tale è la gioia di quei piccoli sfortunati nel ricevere un così piccolo dono occidentale!
L’unica nota dolente è il thé che ci viene offerto, Bobo beve di gran gusto, che fare, rifiutare? Impossibile ... e così lo tiro giù tutto di un fiato, amarissimo!!
Mattia, arriva e noto come tutto il personale tocca e studia i vestitini che gli hanno messo, sicuramente non li avevano mai visti. Chiediamo di avere un po’ di latte e subito ci viene riempito il biberon, Patty lo impugna tremolante e lo porge al nostro piccolino affamato, ma incredibile, una bimba di forse cinque anni corregge la posizione del bibe e Patty la ringrazia commossa. Sono tutti allegri e festanti: io, invece, mi sento un po’ triste nel portare via Mattia da quella che era stata fino ad ora la sua casa.
Risaliamo sul pulmino con il nostro piccolo chicco di riso in braccio. Non scorderò mai quel bimbo che prima aveva accompagnato Patty ora batte sui vetri augurando buona fortuna al suo amico, compagno di gioia e dolori dietro a quel cancello verde.
Ci allontaniamo ed io tiro un gran sospiro, è stata dura ... molto dura ... ci sono immagini, voci, odori, sguardi e sorrisi che ho trovato là dentro che non scorderò mai.
Veniamo accompagnati alla Casa del Popolo, dove attendiamo qualche minuto i vari personaggi che parteciperanno alla cerimonia, sono ben nove! Nell’ attesa ci tocca bere un altro thé ...
Dopo autorevoli discorsi, varie firme e strette di mano la solenne cerimonia finisce, salutiamo la Direttrice e il suo personale con un caloroso abbraccio. Loro accarezzano Mattia con gli occhi lucidi augurandogli nella loro lingua ogni bene per la vita.
Nel tragitto di ritorno cerchiamo di intrattenerlo con qualche piccolo giocattolo, lo guardo, lo scruto, lo ammiro, è mio figlio!!
Dopo aver percorso qualche chilometro si addormenta tra le braccia della mamma ed il mio pensiero va agli amici che ho lasciato qui in Italia che pochi mesi prima avevano provato le emozioni che io stavo provando, e come fecero loro, mando un SMS con scritto: “Abbiamo in braccio Mattia!
Arriviamo in Hotel all’ora di cena, accolti dagli altri italiani e da Mamma Claudia che ci attende con un mazzo di fiori, tra abbracci e pacche sulle spalle mi accorgo di essere diventato padre ...
Mamma Claudia subito visita Mattia e con la sua mitica frase “No problema” ci fa capire che il nostro piccolo è sano e paffutello, ha solo tanto bisognoso d’amore ...

Sono passati quaranta mesi da quando abbiamo iniziato il cammino incontro al nostro piccolo Mattia, abbiamo vinto in Corte d’Appello contro un non decreto, abbiamo passato un blocco di mesi per l’entrata in vigore della nuova legge, ci siamo innervositi, abbattuti, risollevati più volte, incontrato persone stupende che ci hanno accompagnato, insegnato e combattuto con noi i momenti più brutti, a cui non finirò mai di dire GRAZIE, è stato lungo e duro, ma ho voluto ricordare quelle poche ore che ridicolizzano i lunghi mesi passati per viverle.

Dado


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